Pagina:Verga - Don Candeloro e C., 1894.djvu/72

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
64 Don Candeloro e C.i

momento dinanzi allo specchio per darsi un po’ di cipria, o per accomodarsi meglio la parrucca bionda.

Appena i tre violini della Filarmonica attaccarono il valzer di Madama Angot, essa stessa si buttò singhiozzando nelle braccia di Paggio Fernando, il quale aspettava dietro una quinta, irrigidito, e lo baciò sulla bocca, lievemente, tenendolo discosto per non sciupare il belletto.

– Che hai, Rosmunda?...

– Ora andremo via.... fra qualche giorno!... Non ci vedremo più!

Comparve all’improvviso il babbo, come uno spettro, infarinato, bianco di pelo, colle calze bianche della moglie tirate sulle polpe, e due ditate nere sotto gli occhi: – Ragazzi! attenti! Fuori di scena!

Andò a rotta di collo la Partita a Scacchi. Sia che ci fosse “il partito contrario„; sia che Paggio Fernando, con quei stivaloni e quella penna di struzzo dinanzi agli occhi, perdesse la tramontana. Incespicò, s’impaperò, battè i piedi in terra, tornò da capo: insomma un precipizio. L’amico Olinto, bestemmiando nel barbone di bambagia, gli faceva degli occhiacci terribili. Jolanda fu lì lì per isvenire. Barbetti e tre o quattro amici suoi dal cappellaccio repubblicano,