Pagina:Verga - Don Candeloro e C., 1894.djvu/97

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La serata della diva 89

principe che ostinavasi a voler montare in carrozza con lei, dopo aver messo da banda tranquillamente Macerata. Ed essa rispondeva con la risatina squillante: – Sciocco!... via! andate via!... Barbetti?...

– Sì, sì, il telegrafo, non l’ho dimenticato. Signori belli, cosa si fa adesso? Si va a cena, a finir la serata della diva? Ehi, dico, Sereni, è quanto possiamo far di meglio. Non ti cavare gli occhi sotto quel lampione, che lo scritto so io cosa dice.

Ma il principe si scusò dicendo di avere un appuntamento al Circolo, e Macerata non si sentiva di pagare anche i brindisi che gli altri avrebbero fatti alla diva. Rimasero Baroncini, il quale non voleva passare per straccione o per avaro, ricusando di pagar da cena, e Sereni che aveva letto: “Impossibile per questa sera, mio caro.... Abbiate pazienza.... Sono affranta.... Sognerò di voi....„ Per altro, tutti e due avevano bisogno di pensare alla diva, vicino a degli altri che avrebbero pure pensato a lei o parlato di lei.

Nei fumi del vino, più tardi, poichè Baroncini aveva fatto le cose bene, Barbetti, commosso anche lui, sentenziava:

– Cari amici miei.... Il telegrafo non sapete cosa si-