Pagina:Verga - Eros, 1884.djvu/158

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altro — e mi dice molte cose gentili alla sua maniera, fra le altre che mi vorrebbe bene, fossi anche povero come Giobbe, e che il mio portamonete non ci ha nulla a vedere nella mia felicità. Io le credo sulla parola, e l’ho divezzata dalla birra, ella m’insegna un po’ di meneghino, così ci perfezioniamo a vicenda. Alcune volte, è vero, rimane a fissarmi con tanto d’occhi spalancati — ha occhioni magnifici — come se le stessi a parlar turco; ma sarà perchè non capisce bene il mio toscano, o perchè l’annoio colle mie fantasie: ma le son fantasie e passeranno. A proposito di fantasie, sa? la contessina Manfredini è andata a Castellammare col principe Metelliani — e la mamma, ben inteso, — Son passati per Firenze. Tutti dicevano colà che ci ritornerà o principessa o morta.

«Conclusione: Se mi facessi trappista non avrei torto?»


La contessa stava per rispondere con una lettera che incominciava: «Ella è proprio sulla via di farsi trappista!» ma si pentì e stracciò il foglio. Alberto, che cuocevasi d’avere una risposta, dopo due giorni non seppe più continuare la sua parte, e scrisse:

«Contessa mia, non so davvero perchè, ma son triste come un mortorio; quella povera ragazza non ci ha colpa, ma io nemmeno. Ho deciso di cambiar aria, ed ho bisogno che Ella mi sgridi e mi consigli come un ragazzo che sono. Mi rammento che costà, sulle rive del Lario, ci dev’essere una certa mia villetta, la quale