Pagina:Verga - Eros, 1884.djvu/227

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 223 —


— La direi la cosa più naturale di questo mondo.

— Dopo quel ch’è stato fra di noi?

— Appunto per quello.

La sua cavalla fece uno sbalzo, e s’inarcò tutta fremente sotto la mano ferma dell’amazzone.

— Siete forte! le disse Alberto.

— Cora è docile; rispos’ella accarezzandola sul collo.

Tacquero. Andavano al piccolo trotto per uno dei viali al di là del piazzone; il sole, che tramontava come un gran disco infuocato, lo inondava per tutta la sua lunghezza di pulvisculi dorati; alcune nuvole un poco alte sull’orizzonte disegnavansi come larghi sprazzi di porpora e d’oro.

— Che bel tramonto! disse Adele per rompere quel tal silenzio.

Alberto levò il capo, e soggiunse sbadatamente:

— Par d’essere a Belmonte.

— Avete buona memoria, cugino! disse Adele con singolare sorriso. Alberti volle rispondere a quel sorriso.

— È la memoria del cuore, cugina mia.

— Comincereste diggià a farmi la corte?

— Non avete detto che sarebbe la cosa più naturale?

— Cugino mio, cosa pensereste di me se vi permettessi di farmela? domandò Adele alla sua volta, seria seria.

— Avete ragione; rispose Alberto brevemente.

Le tenebre cominciavano a sorgere. Ella guardò di sottecchi quell’uomo singolare.

— Siete stata felice qualche volta? domandò Alberti come rispondendo ad una lunga meditazione.