Pagina:Verga - Eros, 1884.djvu/229

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— Torniamo indietro: disse brevemente.

Oltrepassarono il groom che s’era fermato anch’esso, e lo lasciarono molto addietro. Nessuno di loro due osò rompere per qualche tempo il silenzio che seguì. Il passo dei cavalli era sonoro; la luna incominciava a sorgere, e ad insinuarsi fra gli alberi, strisciando sul bianco viale: a poco a poco i cavalli s’erano accostati, e andavano fiutandosi. Alberto prese la mano della cugina, che le cadeva lungo il vestito.

— Lasciatemi... diss’ella dolcemente.

— Vendicatevi! rispose Alberto con voce sorda. È la vostra ora!

— Lasciatemi, ripetè Adele con tanta maggior vivacità per quanto sentivasi divenir più debole. Fra di noi c'è un abisso.

— Vostro marito?

— Chi? diss’ella con voce che lo fece trasalire.

— Gemmati!...

Ella tirò bruscamente le redini, e si rizzò sulla sella, pallida, immobile, con occhi scintillanti.

— Io mi chiamo ancora Adele Forlani! esclamò con voce estinta, ma colla fronte alta.

Il marchese ammutolì.

— Mi credevate maritata? riprese ella dopo alcuni istanti. E parlavate in tal modo alla moglie del vostro migliore amico!...

Ei non rispose.

— Come siete divenuto, Alberto! esclamò dessa celandosi il viso fra le mani.