Pagina:Verga - Eros, 1884.djvu/277

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Adele era rimasta confusa, sgomenta, trepidante; in mezzo a tutto questo vago turbamento insinuavasi come un raggio di sole fra le tristi nebbie della sua anima la speranza che in quel cuore di sasso fosseci ancora qualcosa di vivo che agitavasi per lei. D’allora in poi ella s’arrischiò timidamente a far scorgere anche a lui qualcosa di quel suo nuovo sentimento, di quella deliziosa speranza. Alberto volgeva uno sguardo sorpreso, penetrante, pensieroso su di lei, a quelle commoventi esitazioni, a quegli abbandoni pudibondi e timidi, a quegli slanci repressi, che tremolavano nello sguardo, o vibravano nella voce, o avvampavano nei rossori subitanei di lei. Avea anch’egli di quelle esitazioni, di quelle distrazioni, il ghiaccio si liquefaceva, e il dubbio si dileguava. Anch’egli sorprendevasi a stare più lungamente del solito accanto a lei dopo il desinare, e a non cercare più con tanta fatica i soggetti più comuni per la grama conversazione officiale di quelle ore, o a non essere più tanto impacciato se il silenzio li sorprendeva tutt’e due, cogli occhi fissi sulla fiamma del camino; in certi momenti il cuore davagli come uno sbalzo in petto, la parola soffocavaglisi in gola, e volgea su di lei gli occhi distratti e profondi. Una sera dopo aver preso il caffè, erano rimasti più a lungo del consueto accanto al fuoco, ella come assorta in quel silenzio e deliziosamente turbata, egli astratto, stuzzicando i tizzi colle molle. Da qualche tempo le rare parole erano finite anch’esse; marito e moglie non avevano più bisogno di parlarsi, non rimaneva loro che stringersi quelle mani le quali più di una volta si erano stese disavvedutamente, al-