Pagina:Verga - Eros, 1884.djvu/42

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— Però non sembra punto allegro! osservò la signora Zucchi.

— Cosa gli hai fatto? susurrò Velleda all’orecchio di Adele.

— Io?... nulla, ti giuro! rispose la fanciulla arrossendo.

Col cuore grosso grosso ella andò a cercare il cugino che la fuggiva, e lo trovò sulla terrazza, coi gomiti appoggiati alla balaustrata.

— Cos’è stato? gli domandò timidamente, mettendoglisi accanto come un’ombra.

— Ma nulla è stato!

Ella non ebbe il coraggio d’insistere e tacque.

C’era accanto un ramoscello di gaggía in fiore, ne spiccò due o tre fiorellini, e glieli porse con atto gentile. Egli al sentirsi toccare dalla mano di lei trasalì.

— Conosci il significato della gaggía? le domandò con certo turbamento nella voce.

Adele si fece di bracia, e accennò negativamente del capo.

— Davvero?

— Davvero!

— Tanto meglio! aggiuns’egli sorridendo.

La fanciulla scappò in casa, e corse all’orecchio di Velleda.

— Che significato ha la gaggía? domandò sottovoce Adele, più rossa della veste della signora Zucchi.

— Siamo diggià a questi ferri! esclamò Velleda ridendo.