Pagina:Verga - Eros, 1884.djvu/58

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— Il più bel mazzo — vedrai!

Appena rimasero soli il cugino prese la mano della giovinetta, e le disse: — Come sei bella! Ella gli sorrise senza alzare gli occhi.

Il sole faceva scintillare i vetri della finestra, e innondava di atomi dorati il viso della fanciulla. Ella lavorava in silenzio, col capo chino sul ricamo, e le sue mani, che si affaticavano con febbrile impazienza, dicevano al giovane amato tutte quelle cose che le labbra tacevano. — Essi si parlavano da mezz’ora senz’aprir bocca — lui cogli sguardi che la giovinetta sentiva posarsi sui capelli come un bacio — ella con quel silenzio, cogli improvvisi rossori che passavano sulla nuca delicata, e col lieve tremito delle sue mani.

— Adele! — mormorò alfine Alberti con voce appena intelligibile — ella trasali — sei in collera con me? — ella cercò due o tre volte il buco del canovaccio dove infilar l’ago, e balbettò:

— Perchè?

— Perchè non mi dici nulla...

— Sto ad ascoltarti; rispose ingenuamente la fanciulla.

— Mi ami?

Adele abbassò il capo sin quasi a toccare il lavoro che avea fra mani, e il sangue le corse come una vampa in tutte le vene.

— Dammi qualcosa di tuo!...

— Non ho nulla!...

Il cugino prese la forbicetta; ella se ne avvide, impallidì leggermente, smesse di lavorare, ed attese, a