Pagina:Verga - Novelle, 1887.djvu/206

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196 le storie


— Io stesso.

— Tu mi rubi il vino della mia cantina, scampaforche!

— Io non avevo bevuto nè acqua nè vino, messere.

— Tu mi diventi poltrone, dunque! un gatto che fa all’amore ti fa paura. Diventi vecchio, Rosso mio, arnese da ferravecchi, e ti butterò fuori del castello con un calcio più sotto delle reni.

— Messere, io sono buono ancora a qualche cosa, quando mi metterete di faccia a una dozzina di diavoli in carne e ossa, che possano raggiungersi con un buon colpo di partigiana, o che possano ammazzare me come un cane; ma contro un nemico il quale non ha nè carne nè ossa, e vi rompe il ferro nelle mani come voi fareste di un fil di paglia, per l’anima che darei al primo cane che la volesse! non so cosa potreste fare voi stesso, sebbene siate tenuto il più indiavolato barone di Sicilia.