Pagina:Verga - Novelle, 1887.djvu/229

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del castello di trezza 219

dinanzi a tutti, e quando la vide passare, rincantucciata nell’angolo della carrozza, colle guance pallide e gli occhi fisi nel vuoto, e qual nodo d’amarezza gli avesse affogato il cuore allorchè rivide chiusa quella finestra dove l’avea vista tante volte. L’indovinò? indovinò egli stesso quel che avesse sofferto ella pure? Quando s’incontrarono di nuovo, dopo lungo tempo, parvero non conoscersi, non vedersi, impallidirono e non si salutarono.

Finalmente s’incontrarono un’altra volta — al ballo, in chiesa, al teatro, auspice Dio o la fatalità; ei le disse: — Come potrei vedervi? — Ella impallidì, si fece di bracia, chinò gli occhi, glieli fissò ardenti nei suoi, e rispose: — Domani.

E il domani si videro — un’ora dopo ella avea l’anima ebbra di estasi, i polsi tremanti di febbre, e gli occhi pieni di lagrime. — Perchè m’avete raccontato quella storia? — ripeteva balbettando come in sogno.