Pagina:Verginia.djvu/37

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

S E C O N D O. 17

     Tu se prudente, & io secreto esperto.
     Et ogni nostro affar sarà sepolto.
Se forse del mio amor tuo core è incerto
     Fanne ogni paragon, fanne ogni pruova
     Et segua el premio poi secondo el merto:
Ne lasciar ti poss’io per donna nuova,
     Che tra quante son nate, & nasceranno
     Par bellezza alla tua non si ritruova
Ne temer dei poi che da te saranno
     Contentate mie voglie, ch’io ti lassi,
     Che in nobil cor mai non alberga inganno.
Ma non sol tu hormai gliarbori & sassi
     Han fatto del mio amor esperientia,
     Della mia fede, & solleciti passi:
Quante volte m’ha visto in tua presentia
     Hora agghiacciare, hora arrossire in faccia,
     Hor non haver di parlarti potentia?
Hor qual neve mancar che si disfaccia:
     Temendo in detti, e’n fatti sempre mai
     Cosa non operar che ti dispaccia?
Et quando gliocchi tuoi mi togli, & dai
     Tomi, & dami la vita, & di tal cose
     Te chiamo in testimon, tu sola el sai:
Però rimira con luci pietose
     Miei preghi, poi che da miei teneri anni
     La vita, & morte el cielo in tuo man pose
Mitiga alquanto i miei crudeli affanni:
     Hor che farai al tuo nimico crudo
     Se me che t’amo alla morte condanni?


Virgin         C