Pagina:Verginia.djvu/46

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A T T O

Hor perche el scriver mio non sia molesto,
     Farò fine a le preci mie devote,
     Da fedel nuntij puoi sapere el resto.
Che gliocchi pioggia di pianto percuote,
     Et la man vinta dal dolore amaro
     La stanca penne piu tener non puote:
Non dimen priego el cielo, o signor charo
     Ch’adempi ciò chel tuo pensier disia,
     Ne ti sia di fortuna, o danni avaro,
Ben ch’a torto da te stratiata sia,
     Non cerco el morir tuo, habbi più tosto
     Tu el giusto titol de la morte mia;
Se tu ritorni vivere ho proposto,
     Et se non torni che’n poco terreno
     Sia l’infelice corpo mio nascosto:
Presto verra tua ira, & mio duol meno,
     Mentre scrive la destra di ben priva
     Tien la sinistra mia ferro, & veneno.
Rispondi hormai se mi vuoi morta, o viva:


El Principe.

 
Se ben fu figlia di Hippocrate degno,
     Non convien medicina a principato,
     Non dovea far d’un Principe disegno,
     Et me per forza occupare e’l mio stato,
     Di tanto inganno al core ho troppo sdegno
     Ne mai da me gli sara perdonato.
     Cal.Anzi perdonar dei charo signore,
     Poi cha’ngannarti la costrinse amore.