Pagina:Versi del conte Giacomo Leopardi.djvu/31

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

( 31 )

Ahi ahi, chi l’avria detto? appena il credo:
     Quel ch’io la notte e ’l dì pregar soleva
     E sospirar, m’è dato, e morte chiedo.
Quanto sperar, quanto gioir mi leva
     E spegne un punto sol! com’egli è scuro
     Questo dì che sì vago io mi fingeva!
Amore, io ti credetti assai men duro
     Allor che desiai quel che m’ha fatto
     Miser fra quanti mai saranno o furo.
Già t’ebbi in seno; ed in error m’ha tratto
     La rimembranza: indarno oggi mi pento,
     E meco indarno e teco, amor, combatto.
Ma lieve a comportar quello ch’io sento
     Fora, sol ch’anco un poco io di quel volto
     Dissetar mi potessi a mio talento.
Ora il più rivederla oggi m’è tolto,
     Ella si parte; e m’ha per sempre un giorno
     In miseria amarissima sepolto.
Intanto io grido, e qui vagando intorno,
     Invan la pioggia invoco e la tempesta
     Acciò che la ritenga al mio soggiorno.
Pure il vento muggia ne la foresta,
     E muggia tra le nubi il tuono errante,
     In sul dì, poi che l’alba erasi desta.