Pagina:Versi del conte Giacomo Leopardi.djvu/46

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Sudar ne le officine; ozio le vegghie
Son de’ guerrieri e ’l perigliar ne l’armi;
E ’l mercatante avaro in ozio vive:
Ché non a sé, non ad altrui, la bella
Felicità, cui solo agogna e cerca
La natura mortal, veruno acquista
Per cura o per sudor, vegghia o periglio.
Pure a l’aspro desire onde i mortali
Già sempre infin dal dì che ’l mondo nacque
D’esser beati sospiraro indarno,
Di medicina in loco apparecchiate
Ne la vita infelice avea Natura
Necessità diverse, a cui non senza
Opra e pensier si provvedesse, e pieno,
Poi che lieto non può, corresse il giorno
A l’umana famiglia; onde agitato
E confuso il desio, men loco avesse
Al travagliarne il cor. Così de’ bruti
La progenie infinita, a cui pur solo,
Né men vano che a noi, vive nel petto
Desio d’esser beati; a quello intenta
Che a lor vita è mestier, di noi men tristo
Condur sappiamo e malgradito il tempo,
Né la lentezza accagionar de l’ore.
Ma noi, che ’l viver nostro a l’altrui mano