Pagina:Versi del conte Giacomo Leopardi.djvu/56

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III


I terrigeni eroi, vasti Giganti,
    Di que’ topi imitò la schiatta audace:
    Di dolor, di furor caldi, spumanti
    Vennero in campo: e se non è fallace
    La memoria e ’l romor ch’oggi ne resta,
    La cagion de la collera fu questa.


IV


Un topo, de le membra il più ben fatto,
    Venne d’un lago in su la sponda un giorno.
    Campato poco innanzi era da un gatto
    Ch’inseguito l’avea per quel dintorno:
    Stanco, faceasi a ber, quando un ranocchio,
    Passando da vicin, gli pose l’occhio.


V


E fatto innanzi, con parlar cortese,
    Che fai, disse, che cerchi o forestiero?
    Di che nome sei tu, di che paese?
    Onde vieni, ove vai? Narrami il vero:
    Chè se buono e leal fia ch’i’ ti veggia,
    Albergo ti darò ne la mia reggia.