Pagina:Versi del conte Giacomo Leopardi.djvu/65

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III


Il giorno appresso, tutti di buon’ora
    A casa si adunar di Rodipane.
    Stavano intenti, ad udir presti. Allora
    Rizzossi il vecchio e disse: ahi triste rane,
    Che siete causa a me d’immenso affanno,
    A noi tutti in comun, d’onta e di danno!



IV


Ahi sfortunato me! tre figli miei
    Sul più bello involò morte immatura.
    Per gli artigli del gatto un ne perdei:
    Lo si aggraffò ch’uscia d’una fessura.
    Quel mal ordigno onde crudele e scaltro
    L’uom fa strage di noi, men tolse un altro.



V


Restava il terzo, quel sì prode e vago,
    A me sì caro ed a la moglie mia.
    Questo le rane ad affogar nel lago
    M’han tratto. Amici, orsù: prego: non sia
    Tanta frode impunita: armiamci in fretta:
    Peran tutte, ché giusta è la vendetta.