Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/101

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il lavoro. 87

     A’ greppi divelta dell’alpe natale
In rive migliori la pianta si attrista;
     Ma sotto ogni cielo l’errante mortale
68Con vomero e pialla la patria conquista.

     Pel suolo maligno che il pianto dell’uomo
Feconda per l’uomo torpente nel fasto;
     Per l’aer nebbioso, pel sordido pomo,
72Ne’ squallidi inverni miserrimo pasto;

     Un mare n’attende che splendido ondeggia
Fra mille isolette di palme vestite;
     N’attende un terreno che accoglie la greggia,
76Al gelso benigno, benigno alla vite.

     Intatte miniere perenni alimenti
Ministrano al foco: dall’alte pendici
     Rimbomban cadendo non visti torrenti
80Che attendon la rota de’ nostri opifici.

     Le spesse foreste da’ vergini flutti
Eleva il corallo che al mondo, ch’invecchia,
     Nell’ospite letto di pelaghi asciutti
84D’imperi venturi le sedi apparecchia.

     Da’ pingui novali col volger de’ lustri
Io miro i nepoti discendere al lido,
     Che fieri di cento repubbliche industri,
88Pur memori ancora del nordico nido,