Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/206

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192 a lodovico pasini.


     Non tessuta di sogni inane idea,
Non illuvie di torbida eloquenza
60All’insorgente patria egli porgea;

     Ma di fede nudrito e di scïenza,
Degli eventi signore, austero senno
63E de’ casi mortali esperïenza.

     Lui l’altera Albione e lui di Brenno
Vider solerte gl’inquïeti figli
66De’ potenti il pensier legger nel cenno;

     Nè fu per lui se l’Aquila vermigli
Nelle reni del veneto Leone
69Un’altra volta conficcò gli artigli.

     Poi sulla Dora, in più solenne agone,
Quando dritti soggiacquero e fortune
72Al novo carco che la patria impone,

     Vinto il clamore d’emule tribune,
Gl’itali fati a salda áncora avvinse
75Di comun fede e di tesor comune.

     Perchè l’ingegno suo che tanta vinse
Ira di parti, nequitoso insulto
78Di cieco morbo innanzi tempo estinse?