Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/41

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milton e galileo. 27

50D’infinito fulgor. Nella tua mente
Oceanica, o padre, il ciel discese
Radïante: de’ soli e de’ pianeti
Tu l’armoniche danze ancor misuri,
E dall’ombroso tuo sedil le fughe
55Ignee d’Arturo e d’Orïon governi.
Ciechi siam noi. Che se cortese hai l’alma,
Come eccelso il pensier, padre, di tante
Meraviglie, che primo in ciel leggesti,
Fa che alcuna contempli, e dall’Orebbe,
60L’orma veduta del Signore, io torni.”

     “Figlio, rispose Galileo, precorsi
Al tuo desir; nè tarderà Maria
A soddisfarlo. Ma tu, nato a’ sogni
Della mente leggiadri, e d’Elicona
65Alle velate finzïoni avvezzo,
Pago sarai che il ver ti disasconda
L’austera faccia ed al tuo sguardo involi
Il lieto error che t’abbellía natura?
Se t’accada, garzon, che sordo Amore
70I tuoi voti ricusi, or più non fia
Che i notturni tuoi lai la Luna accolga
E compagna fedel venga nel bosco
A pianger teco. Io l’imperlata biga
E l’arco le rapii: cinerea larva
75Le umane valli indarno ella contempla.
E questa Terra che un vetusto orgoglio