Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/48

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34 milton e galileo.

Ti sconvolsero un tempo. Alghe e conchiglie,
245Cangiate in sasso, d’Apennin sul dorso
Il mandrïan raccoglie, e d’elefanti
Cavi teschi in Valdarno urta l’aratro.
Laghi di fiamma e di metalli ondeggiano
Nelle viscere tue: venti e baleni,
250Geli ed ardori, grandini e rugiade
Vivide forze accusano, che avara
All’occhio esplorator natura asconde.
Io scovrirle tentai. Nell’ardua prova
La vecchiaia m’incolse; e dell’ignota
255Contrada a cui tendea, novo Colombo,
Visti non ho che ramoscelli e fiori
Rari, per l’acqua galleggianti. I tempi
Son nondimen maturi: al cor presago
Novi cieli fan cenno e nove terre.
260Già delle scole a tirannia devote
Taccion gl’inani oracoli che d’ombre
Fascinatrici e di pompose ambagi
L’egre menti nudrian: per sè le porte
Si spalancan del tempio e sgomentati
265Dalla luce del ver gli dei sen vanno,
Cui cento età curvarono la fronte.
Animosi intelletti alla natura,
Provando e riprovando, i chiusi arcani
Ad uno ad uno involano: di seste
270Ardimentose e di scandagli armato
L’uom trascorre la terra, ed al suo cocchio