Pagina:Vico, Giambattista – Il diritto universale, Vol. III, 1936 – BEIC 1961890.djvu/180

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764 nota


cuius oculus ratio, cui aeterni veri lumen praebet Deus. Disgraziatamente, anche di quella prolusione, non messa a stampa, è andato smarrito il manoscritto: onde tutto ciò che se ne può dire — ponendo a profitto un piccolo brano testuale riferito dall’Autobiografia1 e un breve riassunto rifuso nel proloquium al De uno2 — è che essa constava di tre parti; che nella prima e nella seconda si dimostrava, da un lato, che i principi delle scienze derivano da Dio e, dall’altro, che il nosse, velle, posse le permea tutte, le congiunge tutte e le riconduce tutte a Dio; e che nella terza parte — stabilitasi la norma ermeneutica che quanto s’era scritto fin allora sui fondamenti dell’«erudizione divina e umana» (filosofia e storia) era vero se congruente ai principi anzidetti, falso nel caso opposto — si discorreva dell’origine, della circolaritá e della «costanza» (ossia, al tempo medesimo, della perpetuitá e rigoroso carattere scientifico) non solo della filosofia ma altresì della storia, non senza un tentativo di dimostrare che tutte due derivano da Dio, tutte due ritornano a Dio, tutte due constano in Dio.

L’argomento, specie per quanto concerne questa terza parte (la piú diffusa e originale), sembrò alla grande maggioranza degli ascoltatori «piú magnifico che efficace»; né mancò chi, tacciando il Vico d’immodestia, osservasse che «non di tanto si era compromesso Pico della Mirandola, quando propose di sostenere conclusiones de omni scibili, perché ne lasciò la grande e maggior parte alla filologia (= storiografia), la quale, intorno a innumerabili cose delle religioni, lingue, leggi, costumi, domini, commerzi, imperi, governi, ordini ed altre, è, ne’ suoi incominciamenti, mozza, oscura, irragionevole, incredibile e disperata affatto di potersi ridurre a principi di scienza»3. Di diverso avviso fu per altro il piú cospicuo di quegli ascoltatori, ossia il famoso presidente del Sacro Real Consiglio Gaetano Argento 4, il quale, legato al Vico da amicizia cominciata almeno dal 17145 e datosi

  1. Ediz. cit., p. 40.
  2. Presente edizione, p. 25 sgg.
  3. Autobiografia, ed. cit., pp. 40-1.
  4. Ampie notizie biobibliografiche in V. G. Galati, Gli scrittori delle Calabrie, I (Firenze, Vallecchi, 1928), 212-25.
  5. Vedere il carme vichiano «Argenti, columen Sacri Senatus», inserito nei Vari componimenti per le nozze di Gaetano Argento con Gostanza Merella (Napoli, Mosca, 1714) e ristampato nelle varie raccolte dei versi del Vico; e cfr. F. Nicolini, G. B. Vico epigrafista (Napoli, Ricciardi, 1930), pp. 36-7 e 70.