Pagina:Vico - La scienza nuova, 1, 1911.djvu/155

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59 annotazioni alla tavola cronologica

sia stato Dion Cassio, il quale fiorì sotto Marco Antonino filosofo1. Di che può essere confutato con gli Annali di Tacito2, ove narra che Germanico, passato nell’Oriente, quindi portossi in Egitto per vedere l’antichità famose di Tebe, e quivi da un di quei sacerdoti si fece spiegare i geroglifici iscritti in alcune moli; il quale, vaneggiando, gli riferì che que’ caratteri conservavanole memorie della sterminata potenza ch’ebbe il loro re Ramse nell’Affrica e nell’Oriente e fino nell’Asia Minore, eguale alla potenza romana di quelli tempi, che fu grandissima: il qual luogo, perchè gli era contrario, forse il Witzio si tacque (a)3.

Ma, certamente, cotanto sterminata antichità non fruttò molto di sapienza riposta agli Egizi mediterranei. Imperciocché, ne’ tempi di Clemente l’Alessandrino, com’esso narra negli Stromati4 andavano attorno i loro libri sacerdotali al numero di quarantadue, i quali in Filosofia ed Astronomia contenevano de’ grandissimi errori, de’ quali Cheremone, maestro di san Dionigi l’Areopagita, sovente è messo in favola da Strabone5; — le cose della Medicina si truovano da Galeno, ne’ libri De medicina mercuriali6, essere manifeste ciance e mere imposture; — la Morale



  1. Hermanni Vitsii Ægyptiaca et Δεκάφυλον, sive de Ægyptiacorum sacrorum cum Hebraicis collatione, Libri tres, et De decem tribubus Israëlis, Liber singularis. Accessit diatriba: De legione fulminatrice Christianorum sub imperatore Marco Aurelio Antonino. Editio secunda ab Auctore emendata (Amstelodami, Excudit Gerardus Borstius Bibl., MDCXCVI), I, p. 194.— Ma il Vitsio, diversamente da quel che afferma il V., dice: «Quicquid de antiquis Ægyptiorum institutis scimus, si ea demas quæce ex sacris nostris edocti sumus monumentis, id fere ex Dione Cassio, Luciano, Plutarcho, Strabone, Diodoro Siculo, Choeremone, Herodoto aut Manethonis et Sanchuniatonis fragmentis collectum est».
  2. II, 60.
  3. (a) Ma cotal vanità degli Egizi sarà quindi a poco confutata da noi nell’Annotazione a Psammetico.
  4. IV, 4. Cfr. anche Diod. Sic., I, 44.
  5. Cheremone Alessandrino non fu mai maestro di S. Dionigi l’Areopagita. Strabone poi non lo mette «sovente in favola, ma ne parla una sola volta (XVII, cap. I, § 29), dicendo che egli professava filosofia e astronomia «γελώμενος δὲ τὸ πλέον ὡς ἀλαζὼν καί ιδιώτης».
  6. Tra le opere di Galeno quelle a lui attribuite non ve n’è alcuna intitolata De medicina mercuriali. Semplicemente, nel Περί κράσεως καί δυνάμενος τῶν απαῶν φαρμακῶν, lib. VI, præf. (ediz. Kulm, XI, p. 798), egli mette in ridi-