Pagina:Vico - La scienza nuova, 1, 1911.djvu/31

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

i. struttura esterna della «scienza nuova» xxi

ciatii principii di scienza morale nel capitolo che giusta il titolo, non dovrebbe discorrere se non del metodo con cui è condotta la Scienza nuova. Cosi ancora è vano voler trovare raccolti tutti i principii dell’Estetica vichiana nella sola sezione la quale non ne dovrebbe lasciar fuori alcuno: la Logica poetica. E gli esempi si potrebbero agevolmente moltiplicare. La materia, che al Vico ribolliva nel cervello come in un vulcano in continua combustione, era tale e tanta che, quasi lava incandescente, erompeva impetuosa dalle fragili dighe in cui l’autore l’aveva voluta comprimere, assumendo talvolta, a causa di questa stessa violenza, atteggiamenti strani, grotteschi, mostruosi. Da ciò le sproporzioni spaventevoli della Scienza nuova e della seconda più che della prima: un libro di circa trecento pagine e un altro di poco più di venti; un capitolo di quaranta pagine, a cui segue un altro di dieci righe; un teorema di tre pagine, da cui derivano (o meglio dovrebbero derivare) circa cinquanta pagine di corollari; tra gli stessi corollari, uno di due pagine, e tre che tutt'insieme non ascendono a sei righe.

Antiastrattista com’era antischematico, il Vico, pur volendo, non poteva mai riuscire a scarnificare un'idea. Egli, che, come s’è visto, raccomandava tanto ai lettori di spogliarsi d’ogni corpolenza, non sapeva poi concepire se non idee corpolentissime, ossia tutte materiate di fatti. Un concetto filosofico gli richiamava alla mente una tal folla di fatti e di raffronti storici, che vi restava presso che affogato. Pagine di mero ragionamento nella Scienza nuova sono assai rare, anche nel primo libro, che pur vorrebbe essere dedicato semplicemente allo stabilimento dei principii.

S’unisca a tutto ciò l’esuberante fantasia di cui il Vico era dotato; fantasia da vero poeta, che, se talvolta gli rendeva qualche cattivo servigio, più spesso, quando il ra-


b