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| III. ristampe della seconda «scienza nuova» | lvii |
non pochi brani di questa, che pur avrebbero meritato di
essere riferiti: tutto ciò non può far tributare al raffronto
da lui compiuto una lode incondizionata. Ma averne avuto
pel primo l’idea è già non piccolo merito. E merito ancora
maggiore fu senza dubbio quello d’aver «posta all’intestazione di ogni capitolo una nota che potrà servire ad un tempo a fissare la storia delle idee, il movimento del pensiero, a rannodare la seconda Scienza nuova a que’ lavori precedenti di cui essa presenta o il riassunto o lo sviluppo o la continuazione; e finalmente a riassumere brevemente le idee esposte nel capitolo. Cosi si vedrà l’intima connessione delle idee di Vico nella loro generazione isterica e nella loro logica sistemazione; sarà facile di scorgere la continuità del suo pensiero a traverso i diversi ordinamenti che egli vi sovrappose nelle opere diverse; si illumineranno le idee, trovandosi ravvicinate per riferimento alle loro premesse naturali; infine, leggendo anche continuatamente le nostre note, si avrà l’estratto più esatto che ci fu possibile di fare della Scienza nuova»[1]. — Su questa parte non ci sono da fare riserve: il lavoro, veramente assai difficile, è condotto con tanto acume e con conoscenza così piena delle opere del Vico, che, per conto nostro, non abbiamo trovato nulla di sostanziale da mutarvi.
L’edizione del Ferrari ebbe molta voga[2], ed essa ormai, anziché l’edizione originale del 1744, fu presa a base di tutte le seguenti ristampe. Per altro, del largo apparato critico ond’è arricchita (ossia dei confronti con l’edizione del 1730) non tennero conto né lo lovene[3], né