Pagina:Vita dei campi.djvu/186

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182 guerra di santi.

andava distribuendo sorrisi e strette di mano, e andava dicendo: — Loro signori favoriranno in sagrestia, a prendere la cioccolata, il dì della festa.

— Lasciamo stare la festa, disse il vice-pretore, se no nasceranno degli altri guai.

— I guai nasceranno se si fanno di queste prepotenze, che uno non è più padrone di spassarsela come vuole, spendendo i suoi denari! — esclamò Bruno il carradore.

— Io me ne lavo le mani. Gli ordini del governo sono precisi. Se fate la festa mando a chiamare i carabinieri. Io voglio l’ordine.

— Dell’ordine rispondo io, sentenziò il sindaco, picchiando in terra coll’ombrella, e girando lo sguardo intorno.

— Bravo! come se non si sapesse che chi vi tira i mantici in Consiglio è vostro cognato Bruno! — ripicchiò il vice-pretore.

— E voi fate l’opposizione per la picca di quella contravvenzione del bucato che non potete mandar giù!