Pagina:Vita di Dante, Petrarca e Boccaccio.djvu/107

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


polo Fiorenligo ebbe assunto 1’ ufficio di oratóre in difficili bisogne presso grandi Principi d’Italia; dappoi egli solo Tenne scelto a cancelliere del Ma- gistrato delle riforjne dal gran numero di altri uomini riguardevoli , non immeritamente a tulli preferito per la vivezza dell’ ingegno, e l’eleganza, della parola, Nel qual Magistrato, quantunque par alcuni anni diligentemente , e integramente suo ufficio disimpegnasse, tuttavia in quell’ aspra ci vii dissensione, che divampò tra Bianchi e Neri, due contrarie fazioni della città , siccome nella vita di Dante diffusamente dicemmo, perchè pareva, essersi coi Bianchi collegato 9 scaccialo dalla città insiem cogli altri fautori d» questa parte , prese mossa verso Arezzo. E mentre quivi colla lusinghiera speranza di tornare in Fiorenza alquanto dimoras- se, intervenne, che un figliuol dalla sua donna si ebbe, il quale diminutivamente, e secondo antico vezzo di condiscendenza coi fanciulli , invece di Francesco nomò Cecco, avutone già da molto pria un altro, che chiama vasi Gherardo. Questi è quel Gherardo , che posposti* i comodi quasi infiniti , per còsi dire , della vita secolare , ebbesi animo di entrare nell’ austero cenobio de’ Certosini. In questo, menata vita la più aspra sino a la fine , giusta le austere costituzioni di quell’ ordine, ri- posò in eterna pace.

Pochi anni dopo la nascita di questo ultimo suo figliuòlo, Petracco avvisandosi, vani esser torà nati sino a quel punto , e ridotti a utente tutti