Pagina:Vita di Dante, Petrarca e Boccaccio.djvu/153

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Destinato dunque dai padre ad apparare la mentovata facoltà, quasi altrettanti anni, che nella mercatura, a molto rincrescimento inutilmente vi scorse. In siffatti studi nulla, ei dice, aver profittato, perchè i decreti de'Pontefici con tutt'i loro lunghi comenti gravamente attediavamo. Onde come prima per età venne in pieno dritto da sè, statuì distorsi affatto da cotai studi, e ogni altra cosa pretermessa, addarsi a la poesia; il che poscia eseguì, noi comportando il padre, e un certo ragguardevolissimo suo precettore, è taluni de' suoi amici. Nè dee far le meraviglie, se, nè la riverenza verso il genitore, nè l'autorità del maestro, nè i prueghi degli amici non poterono rattenerlo dal lasciare il Pontifìcio diritto, e rivolgersi alla poesia; stantechè così l'era proclive, che alieno da tutt'altro, sembrava, per essa sola creato dallo stesso Dio. La qual cosa perchè più evidentemente apparisca, talune sue sentenze, come certe , e fedeli testimonianze di cotanta attitudine, vogliam riferire.

Egli alcerto nell'ultimo libro delle genealogie, muovendo parole di tutto il corso degli studi suoi, e rammentando di essere stato avviato dal padre primamente, all'aritmetica ; dipoi alle mercalanzie, ed alla ragion canonica, per potere utilizzare; all'ultimo, già quasi maturo, così esprimendosi, ogni altra cosa omessa, scriva, essersi tutto dato alla poesia; cui d'esser tanto inchinevole, et conferma, che non ancor tocco il settimo anno