Pagina:Vita di Dante, Petrarca e Boccaccio.djvu/37

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dalla sola fazione de’ Guelfi due ne sorgono apertamente in Fiorenza; cui però agognava sedare l’inclito nostro poeta in vero ottimo cittadino; chè se cotali dissensioni un po’ più per le lunghe fossero andate, assai ne temeva la rovina de la città. Ciò ripetutamente invano tentando, statuì per lo avvenire tenersi da tutti gli uffizii della Repubblica, e seco medesimo passar vita in ozio; il che poscia non fece vinto e da la bramosia di gloria, di che naturalmente era avido, e dal favor popolesco. Innoltre i consigli, e le preghiere degli amici lo svolsero, dal proposito di lasciare il governo de la Repubblica, che apertamente sostenevano, poter lui più di leggieri al trambusto de le civili discordie ovviare da uom pubblico, che non se da privalo vivesse. Quindi non abbandonata la cosa pubblica, consentì in fine a quella parte, che più di onestà sembravagli sarebbe per avere; perchè non esitò mica a’ Bianchi collegarsi(VI). In maniera sí perniciosa il morbo delle civili discordie per quasi tutta la città si estese, che famiglia alquanto illustre non fuvvi, la quale abbia potuto da tale infezione schermirsi. Per la qual cosa intimoriti i capi del partito Guelfo, che, per si ostinate difese dei suoi la Gibellina fazione nuova lena non riprendesse nella città, ricorsero a Bonifazio VIII sommo Pontefice, piamente scongiurandolo che ovviasse per Apostolica autorità a questo futuro, o piuttosto quasi nascente danno. Il che invano tentato avendo il Pontefice, ne seguirono poi più