Pagina:Vita di Dante, Petrarca e Boccaccio.djvu/51

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nacia rivogare. Il che, se avrai fatto, non solo in parte ti torrai fi' infamia; ma bensì troppo di glo- rio , e di onore per colai revocazione de le sacre ceneri sicuramente conseguirai. Ma se tutto questo forse dubiti non potere acquistare, per Termo al- nien te ne verrà, che non mai ti si possa merita- mente rimprt>cciare intorno al tuo gran vate ciò, che Scipione Africano indegnamente di esilio dan- nato, dicesi, aver di ragione contrapposto a' Roma- ni. Da poiché quantunque fatto avesse molte segna- late imprese a prò della Romana Repubblica, e lo stesso Annibale pria vincitor dei Romani a nug- gior vanto superato avesse, e distrutta in fine Gir- tagine emula dell' Impero Romano, già al suo do- minio gloriosamente aggiogata ; pure messo ini- quamente in bando per invidia di tanti suoi ma- gnanimi fatti, la quale è indivisibil compagna del- le più distinte virtù, nell' estrema dì della sua vi- ta, raccontasi, con grave disdegno aver siffatte pa- role profferito. » Ingrata patria non avrai le mie ossa » e quel che segue. Or là torniamo , poiché pare, le nostre parti officiose verso di te aver già compiute, d* Onde abbiam preso le mosse.

Il famoso poeta dunque, oh indegna scelleraggi- nel comechè a Roma in nome del popolo Fimi- li no, per apportar la civile concordia , al sommo Pontefice- fosse spedito, pare di esilio è iniqui- mente dannato. Perchè partendosi da lì, pi-e.se" per alla volta di Siena. Quivi de la sua sciagura fatto consapevole, vedendo dopo più anni, tu He le v>e