Pagina:Vita di Dante, Petrarca e Boccaccio.djvu/53

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q) sao ritorno in patria precluse , statuì agli altri esuli col legarsi. Pertanto tutti gli usciti congrega- ti in Gargonza, fermarono lor sede in Arezzo. Quivi crearono lor capitano Alessandro Conte di Ropiena, e dodici consiglieri preposero al maneg- gio degli affari , fra’ quali fu Dante annoverato ; così la loro speranza di tornare a le patrie mura sempre più alimentavano; fintantoché raccolto gran numero di complici , il ritorno a tutto sforzo ne tentassero. Adunata una ingente moltitudine non sol di esuli , ma bensì di amici e da Bologna , 7 e da Pistoja, di repente assalgono la città mal pre- parata; sicché presa animosamente una de le^por- te, entrarono improvvisi nella medesima; ma su- perati finalmente, l’oste non salutato, come é u- so di dire, dandosi a le gambe, recedettero. Dan- te per colali vani sforzi degli esuli perduta la spe- ranza della sua tornata, da Arezzo mosse per Ve- rona ; dove troppo cortesemente da Alberto.de la Scala Principe Veronese accolto, e dimoratovi al- cun tempo, determinò altra via tentare pel suo ritorno in patria. A late scopo dolcemente dipor- tandosi verso il popolo Fireniino, cercava, per i- spontanea rivocazione di chi reggeva, potervi tor- nare. Perché in tal proposito durando-, molte let- tere e a privati cittadini, e al popolo scrisse : co* ai comincia quella al popolo indiritta » Popol mio che mai ti ho fatto? e ciò che segue. Dappoi ten- ne verso Bologna, ove tuttoché poco fosse dirno-