Pagina:Vita di Dante, Petrarca e Boccaccio.djvu/71

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


%

ricordano. Perciocché dichiaralo soggetto a tal vi- zio da un certo fisonomista celebre di quel tem- po, che dall’ abito , e dalla forma del corpo le proprie inclinazioni, e le passioni dell’ animo dice* va comprendere, e spiegare, tutti maravigliando, e beffandosi di lui, dicesi aver Socrate risposto, che retto era stato il giudizio di quello intorno sè, affermando troppo per natura sentirsi a libidine in- clinato , e tuttavia aver cotale naturai tendenza non sólo colla modestia l’attenuto , ma del tutto vinto. Ben di rado, se non interrogato, Dante par- lava, e non dicea cose inconsiderate, ma tratte co- me suol dirsi dall’imo petto, e che sembravan premeditale lungamente. Era si attento , ed assi- duo nel!’ apparare le cose , che sin anco in mezzo a le. vie sen andava leggendo. Perchè meritamente potevasi dire ghiotto di libri , siccome di £atone scrivea Tullio. Dapoichè, come Catone, quantun- que grave e sapientissimo, nella curia, pria che il Senato si raguuasse , a quando a quando legger solea j così quest’ uomo singolarissimo di mezzo a le vie come dicesi , talvolta camminava leggendo. Un certo vecchio uvendogli a caso offerto un libretto per rinnanzi/non veduto, vicin la bottega di un artista, si curioso, e attentamente lesselo, che dol- cissimi, e varii suoni di più stromenli dalla lettura di quello non poterono, sia per poco distorlo; che anzi tutto scorselo, sebbene in quel momento festa solenne si celebrasse, giusta il costume della città, tutto il popolo Con ogni sorta di musicali stro-