Pagina:Vittorio Adami, Varenna e Monte di Varenna (1927).djvu/117

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secolo xvi 109

Vostra Excellentia, et perchè desidera vivere como bono sudito de Vostra Excellentia, nè per conditione del mondo volere essere reputato suo ribelle recorre da luy.

Humilmente supplicandoli se digne fare anullare onme condemnatione et banno li sia facta et dato per tal causa e provedere sia restituito in integrum tanto per la persona quanto a la fama et facultà, mandando non sij più oltra molestato, il che spera, obtenere de Vostra Excelentia in bona gratia de la quale humilmente».

Il danno arrecato dal Medeghino alle terre del lago fu così grande che un fratello di lui il cardinale Giovanni Angelo de Medici, assunto al pontificato col nome di Pio IV, fece donazione all’Ospedale Maggiore di Milano di due redditi allora ammontanti all’annua somma di L. 5000 imperiali, con obbligo di convertirli a favore di quelli che erano stati danneggiati dal Medeghino e dagli altri fratelli Giovanni Battista e Gabriele. Per amministrare questa somma l’ospedale nominò un cancelliere nella persona di Giovanni Antonio Calvasina di Varenna al quale venivano pagate lire trenta annuali.

Esaminati i registri dei pagamenti abbiamo trovato fra le comunità e persone indennizzate il comune di Varenna al quale nel 1641 vengono pagate lire 1751,50, Andrea della Cella di Varenna lire 25 nell’anno 1585 il prete Gerolamo Mazza erede di Giov. Antonio Mazza nell’anno 1586 lire 86, Filippo Tenca nel 1584 la somma di lire 157: 15: 3 e nello stesso anno a Francesco Stampa lire 35, a Giovanni Pietro Campioni lire 600 e a Giovanni Battista Benzoni lire 300.

Con atto dell’anno 1562, giugno 26, ind. V. rogato dal Not. Serponti Giorgio di Pietro di Varenna, il sacerdote Stefano Tenca chiede di avere questo indenizzo: il sac. Stefano Tenca figlio ed erede del fu Filippo, di Varenna, costituisce suoi procuratori i magnifici signori Giovanni Antonio Calvasina, Giov. Pietro Campione e maestro Gaspare de Cella per esigere dai Deputati dell’Ospedale Grande di Milano quella somma di denaro, spettante al Costituente, qual erede del detto suo padre, dovuta dal fu illustrissimo Giov. Giacomo de Medici, marchese di Melegnano come appare dai libri di quest’ultimo.

Presenti per protonotaro Giovanni Antonio de Tenchis di Andrea di Varenna e per testimoni Nicola de Campione di Matteo, Giorgio de Scottis di Giuseppe. ambedue di Varenna, e Giorgio Furatino de Veninis, di ser Giovanni, abitante a Pino nel territorio di Varenna1.

Da una supplica mandata dagli abitanti di Varenna a Francesco II Sforza rileviamo come i Varennesi abbiano preso attiva parte coi Milanesi alla guerra contro Gian Giacomo Medici. Poichè nella supplica sono contenute anche altre notizie relative a tempi anteriori, crediamo opportuno riportarla qui tradotta dal latino:

  1. Arch. Not. di Milano — Notaio Giorgio Serponti di Pietro.