Pagina:Vittorio Adami, Varenna e Monte di Varenna (1927).djvu/18

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Verso il 1000, secondo l’Andreani, cominciarono a chiamarsi borghi, i paesi cinti da mura, e fra questi erano compresi sul lago di Lecco, Dervio, Bellano e Varenna.

Secondo il Rebuschini1 negli anni dal 1039 al 1040 ardeva la lotta tra gli abitanti delle Tre Pievi contro quelli di Bellagio, Bellano, Como, Isola Comacina, ed altre terre del lago.

Uno degli scontri maggiori fra le due flotte nemiche avvenne nelle acque di Varenna, e fu favorevole ai Pievesi.

Arriviamo così alla famosa guerra decennale tra Milano e Como, dal 1117 al 1127, che doveva coinvolgere tutti i paesi del lago.

Il racconto di questa guerra ci è dato per esteso in un rozzo, ma per noi prezioso poema, scritto da un anonimo, noto sotto il nome di anonimo Cumano.

L’origine del conflitto è dovuta all’elezione del vescovo di Como. L’antipapa Gregorio VIII aveva eletto vescovo di quella città, il Milanese Landolfo Carcano, mentre papa Urbano II aveva eletto Guido dei Grimaldi, scomunicando il primo. I comaschi, che parteggiavano per il secondo, non appena avvenuta la scomunica del Carcano lo scacciarono da Como, e lo assediarono nel castello di S. Giorgio in Pieve d’Ogno, dove erasi rifugiato, facendolo prigioniero.

Ma i milanesi, che parteggiavano per il loro concittadino, e che avevano avuto anche l’appoggio dell’imperatore Enrico IV, colto il pretesto delle prigionia del Carcano mossero guerra ai Comaschi; si schierarono coi Milanesi gli abitanti dell’Isola Comacina, quelli delle Tre Pievi e varie altre località del lago come Bellagio, Bellano, Perledo, Varenna e Dervio.

Un primo scontro, avvenuto nella primavera del 1117 tra le due armate, non ebbe conseguenze decisive; dopo la guerra si svolse quasi completamente sul lago.

Tra i numerosi episodi di questa lunga e feroce guerra, citiamo quello che interessa Varenna, come viene raccontato dall’anonimo cumano nel poema di cui abbiamo fatto parola.

«Fuggono i comaschi e gli isolani li incalzano dappresso e giungono vicino al lido quando i nostri appena lo toccano. Escono allora le navi dal nascondiglio del monte diruto: fuggono quelle voltando la prora e le nostre le inseguono. Una nave mentre le altre fuggono di conserva, più delle altre greve per la travatura della poppa, e stanca dalla corsa troppo lunga, rimasta indietro, vede giunto il suo supremo istante. E già sporgono i nostri gli uncini, già pare loro di tenerla presa quando la scorgono rifugiata sui mesti scogli di Varenna e piangente odono l’equipaggio chiamar con gran voce in soccorso gli uomini del

  1. Rebuschini Gaspare, Storia del lago di Como. Milano, Vincenzo Ferrario, 1822.