Pagina:Vittorio Adami, Varenna e Monte di Varenna (1927).djvu/43

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le più antiche notizie 35

di Como, a ciò delegato, per l’autorità di Alberto da Velate, canonico ordinario della metropolitana di Milano e Vicario Generale di Gastone della Torre, Arcivescovo di Milano dietro supplica del console ed uomini di Varenna, i quali richiedevano che venisse consacrata la chiesa di San Giorgio di Varenna, nonchè le altre chiese, i cimiteri ed i calici, notifica di avere consacrato solamente l’altare della Beata Vergine nella chiesa di Santa Maria situata fuori Varenna, ma presso il detto borgo nel quale altare ha deposto e suggellate le reliquie di S. Lorenzo e di altri santi sconosciuti. Inoltre concede in perpetuo a tutti quelli che si saranno confessati e avranno visitato detto altare che contiene le dette reliquie dell’anniversario di detta consacrazione e per tutta l’ottava indulgenza dei peccati, la qual indulgenza sarà di un anno e 40 giorni per il primo giorno, ossia, per il 19 gennaio e di giorni 40 per gli altri dell’ottava.

Fra gli intervenuti alla cerimonia eravi il beneficiario e rettore della chiesa di S. Giorgio, prete Bebulco da Alzate, il quale è il primo parroco che conosciamo di questa chiesa.

Non bisogna poi passare sotto silenzio un giudizio sull’antîchità della chiesa di cui parliamo attribuito all’ora defunto architetto G. B. Torretta il quale nel 1897 ideò un ampliamento della chiesa stessa. Egli dice di aver consultato documenti in base ai quali ritiene che la chiesa venne costruita nell’XI secolo. Queste notizie sono desunte da uno scartafaccio esistente nell’archivio parrocchiale di Varenna lasciato dal parroco Don Mezzera.

Al contrario Don Santo Monti, nelle sue note agli atti della visita pastorale del Ninguarda, e nella sua storia dell’arte nella diocesi di Como, dice che la parrocchiale di Varenna sebbene in gran parte rimodernata, conserva la sua ossatura primitiva e qualche reliquia d’antico come le volte cordonate a crociera delle navi minori che la palesano una ben proporzionata basilica a tre navi del XIV secolo.

Secondo gli studi del Toretta dell’originario tempio non restano oggi che le colonne racchiuse negli attuali pilastri, le murature perimetrali a limitata altezza, le finestre, otturate dal cornicione esistente e da alcune grosse pietre che servirono alla posa delle armature in legno e copertura dell’edificio. Fra il XV secolo ed il XVI vennero erette le volte attuali con gli archi a sesto acuto, e sul senso trasversale conservandosi però ancora libere le colonne, e gli archi aperti, tra l’altare maggiore e le due cappelle laterali, nonchè l’altare appoggiato al muro di fondo, dove oggi trovasi il coro.

Ciò si rileva nel verbale del 25 giugno 1563 della visita pastorale del cardinale arcivescovo Carlo Borromeo, nel quale è detto che questa chiesa «est tota fornicata et habet tres naves cum tribus colonis et quatuor archis» e ciò perchè al posto delle pareti laterali all’altare maggiore vi erano due archi aperti (come si constatò all’assaggio praticatosi)