Pagina:Vivanti - I divoratori, Firenze, Bemporad, 1922.djvu/312

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300 annie vivanti


Egli fece udire un piccolo suono tra il ruggito e la tosse, e la guardò.

— Cosa pensate? — disse con voce rude.

Nancy rise.

— Penso che vi ho chiamato «Prince Charmant» dei racconti delle fate. Invece, veramente, somigliate molto di più all’Orco...

— Già, — disse lui e la guardò fisso per lungo tempo.

Poi si alzò, improvviso, e stese la grande mano forte a Nancy:

— Buona notte, Miss Brown, — disse.

Prese cappello e bastone, e uscì chiudendo risolutamente la porta dietro a sè.

Miss Brown entrò nella sua sontuosa camera da letto, e si svestì.

Nella lunga camicia da notte semplice, da collegiale, che non era parente delle vesti dubbie nè delle scarpette frivole, ella si inginocchiò accanto al letto, con un ritrattino di Anne-Marie fra le mani. E ringraziò Dio per averle dato Anne-Marie; e per averla condotta in salvo traverso l’Oceano; e per averle fatto trovare lo Sconosciuto così qual’era, al termine del viaggio. Poi andò a letto e dormì come un angelo.

L’indomani mattina alle undici egli arrivò, con un piccolo mazzo di mughetti in mano.

— Mi invitate a colazione? — disse.

Sì, sì! Nancy ne sarebbe felicissima. Pensò, rapida, ai ventidue franchi che erano nel suo portamonete. Ma che importava?

Presero il lunch nella grande sala da pranzo. Egli fu molto silenzioso.

Nancy tutt’a un tratto ricordò che doveva essere Quella delle Lettere, e cercò di essere gaia e spiritosa. Parlò di musica, ma egli rispose a monosillabi, senza entusiasmo.