Pagina:Vivanti - Naja Tripudians, Firenze, Bemporad, 1921.djvu/123

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Naja Tripudians 119


Myosotis non udì nulla di ciò che Miss Jones gli diceva; la udì che rideva d’un riso un po’ stridulo e affettato; finalmente vide che si alzava, che quell’uomo si alzava anch’egli; allora come un’automa ella pure si alzò. L’uomo le si avvicinò e chinando il capo dalla sua grande altezza le parlò.

— Lei deve perdonarmi — disse. — È da vent’anni che faccio la «zia Marianna», e, al principio, rispondendo alle sue lettere non pensavo affatto all’inganno. Poi le sue lettere mi piacquero tanto che.... non volevo che cessassero. Mi comprende? Mi perdona?

Ella non potè alzare gli occhi nè rispondere. Finalmente trovò un filo di voce per dire sommesso, con amaro rimprovero:

— Quella fotografia!...

Egli si avvicinò d’un passo. — È la fotografia di mia madre, — disse.

Un suono, una vibrazione nella sua voce, toccò qualche cosa nel cuore della fanciulla. Con subitaneo impulso ella tese verso lui la mano che teneva le rose.

— Allora...è quella la mia amica! Porti le rose a lei.