Pagina:Vivanti - Naja Tripudians, Firenze, Bemporad, 1921.djvu/170

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
166 Naja Tripudians


Neversol le disse qualche frase insignificante ch’ella quasi non udì ma che le diede il tempo di calmarsi, e subito risuonò l’appello insistente e sonoro del gong. Allora tutti si alzarono e discesero alla sala da pranzo.

Era una vasta sala severa e sontuosa. La tavola scintillava di cristalli e di vasellame dorato. Nel centro un ammasso di gardenie diffondeva nella stanza un profumo che stordiva.

Anche a tavola Myosotis si trovò accanto a Neversol; all’altro suo lato sedette l’uomo bruno e grasso che aveva parlato francese con Lady Randolph. Egli, appoggiato indietro nella sua seggiola, la guardò molto fissamente e a lungo. Ella rispose timida allo sguardo di lui, aspettando che le rivolgesse la parola; ma quegli, dopo qualche istante, volse via il capo e si dedicò risolutamente al suo pranzo. Nè durante tutto il pasto le parlò.

Leslie era in fondo alla tavola fra Totò e il «diplomatico» — un personaggio magro, sulla cinquantina, tutto grigio: i baffi grigi, gli occhi grigi, la pelle grigia; pareva impastato di cenere e d’acqua sporca. — La piccola ciarlava e rideva colla massima disinvoltura. Beveva anche, a piccoli sorsi, con delle smorfiette puerili e gra-