Pagina:Vivanti - Naja Tripudians, Firenze, Bemporad, 1921.djvu/190

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186 Naja Tripudians


forma supina, era accesa una lampadetta ad olio; ed ora la donna china sopra il lumicino, faceva riscaldare qualche cosa sulla punta di un lungo e sottile istrumento di metallo. Ogni tanto toccava leggermente la sostanza scaldata.... D'un tratto la tolse dallo specillo, la fece girare e rigirare rapidamente entro le dita per formare una piccola pillola.

Ora avvicinava al giovane la lampadetta, e gli poneva tra le labbra il bocchino di una lunga pipa.

Allora Dafne Howard aspirò, lentamente, lungamente, cogli occhi socchiusi....

Gli sguardi attoniti di Myosotis incontrarono quelli di Neversol, che sdraiato sui cuscini in terra davanti a lei, la guardava.

— Perchè fuma in quel modo? — chiese. Una profonda inspiegabile nausea le saliva alla gola, un senso di repulsione, di orrore fisico profondo e indefinibile.

— Fuma dell'oppio, — spiegò Neversol. — Adesso dormirà. E sognerà.

— Dell'oppio? Perchè? È ammalato?

— Siamo tutti ammalati, piccola Myosotis, tutti ammalati, — disse Neversol, fissandole in viso gli occhi torbidi e profondi. — Ammalati della vita; ammalati di dolore, ammalati di pia-