Pagina:Vivanti - Sorella di Messalina.djvu/102

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98 annie vivanti


Brancicando, con mosse confuse, cercai gli interruttori della luce mentre coll’altra mano attanagliavo4 il braccio magro di Alessi.

Questi si divincolava gemendo: — Cosa fai? cosa fai? Lasciami andare!

Abbandonai il suo braccio. Avevo trovato l’interruttore e fatto scattare la luce elettrica. La rispensi subito. Avevo scorto gli altri interruttori — quelli della luce rosa!

Li girai.

Ed ecco raggiare nel vasto vano, di qua, di là, da tutte le pareti, quelle stelle color di viola rosato, a un tempo dolci e violenti.

Traversai barcollante e precipitoso la stanza. Sentivo il pavimento sollevarsi e abbassarsi in ondate alterne sotto ogni mio passo. Mi lanciai verso il fondo della sala verso la grande placca che Weill aveva acceso per la prima... Ardeva, ora, appeso alla parete, il gigantesco ciclame incandescente; brillava di un fuoco vivido e soave, che mi faceva pensare a un torrente di rubini sciolti nel latte.

Lo staccai dal muro tenendolo nelle mani, quel portentoso e spaventevole gioiello.

— Eccolo, Alessi, eccolo il rimedio a tutti i mali!... Il male degli occhi, sai qual’è? È la vista! La vista delle cose belle che ci stordiscono, la vista delle cose laide che ci di-