Pagina:Vivanti - Sorella di Messalina.djvu/27

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
...sorella di messalina 23


— Voi non ammettete che un uomo che vi ha amata, vi lasci?

— L’uomo che mi ha amata — disse lei con voce profonda, — non mi lascia... che per morire.

Alberto di nuovo sorrise a questa macabra dichiarazione.

— Misericordia! — esclamò. — Quale truce modo di amare!

— È l’unico modo, — ribattè lei, e la sua voce era bassa e calda nella bianca gola pulsante — l’unico! Badate ch’io non parlo nè della tenerezza, nè dell’amicizia, nè dell’affetto; parlo dell’amore: di questa cosa crudele spietata truculenta che esige l’inesorabile e l’eterno. E di inesorabile e d’eterno non vi è che la morte.

Queste teorie parvero ad Alberto alquanto eccessive ed esaltate. D’altronde, era in tutto bizzarra la sua nuova conoscenza. Alberto notò che si profumava il fazzoletto coll’etere.

Egli si compiacque di quest’atmosfera inusitata, ma non ne fu per nulla turbato. Accomiatandosi disse a lei che sarebbe tornato l’indomani; e a sè stesso disse che non sarebbe tornato più. Già, aveva molto da fare: doveva finire la Madonna per la chiesa di Laghet, e il ritratto della baronessa Ferrari;