Pagina:Vocabolario italiano della lingua parlata, 1893.djvu/43

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Credesi che il Trissino fosse il primo a proporre all'alfabeto italiano, togliendola dal latino, questa lettera j. Daniele Bartoli la sostenne, e nc l'eoe molto uso. Fra i moderni uno degli acerrimi sostcnitori (lcll’ j lungo fu Rafihclc Lambruschini, che ne discorse a lungo in uno dei quaderni della Famiglia e la Scuola} La Nuova Crusca ceco come no parla nella prefazione alla quinta impn-ssione del Vocabolario, e le sue parole sembrano risolvere la questione tanto comhattuta di questa lettera: ( Rispetto alla j che dicesi lunga. si è considerato, che nella pronunzia italiana questa lettera in tutte lo occasioni in che suole usarsi non ha. ne natura nè effetto di consonante, o sia esso in principio, o in mezzo alla parola. Dovunque alla i, posta innanzi a vocale in principio di parola, o tra. due n mezzo, s’è voluto (lare il suono, che a un bel circa prendo in altre lingue moderne (dac- chè quale le avesse presso i Latini non saprebbe dirsi), le si e aggiunto il y; e avanti la e s’è cambiata ella stessa. in un g. Jucere, Jovem, Jesus, traduconsi, cosi in iscritto come in pronunzia, Ginevra, Gioi-0, Gesù. Senza. quel y, la i avanti altra vocale, per quanto si allunghi, non sonerit a casa nostra che i. E jutlunta, jallura, jcrofante, Jusune non di- ranno diverso da iatttmza, ia'tturu, iero/"anta, Insane. Presso i Greci la i avanti mcalc in principio e in mezzo di parola serbo sempre il proprio suono distinto di vocale. Vero, che nei versi latini ci presenta generalmente gli efl'ctti (li consonante; ma non fa pcr noi il discutere le sue ragioni antiche, di che non possiamo ormai esser giusti giudici, quanth nel modo nostro di pronunziare il latino non si porge che come vocale. Quel che e certo. si è, che quali ellc si fossero, non apparisce che la i in questa sua posizione prendesse mai figura diversa dall’usunlc. Frattanto, stando al l'atto presente, non può riguardarsi da nei che come rocalc, di mezzo suono, se si vuole, in quanto che si getta e per c051 dirc si schiaccia tutta sulla scgncntc.

ì Anche in mc'zo alla parola la i posta tra due vocali non cangia la sua solita im- tnra. ln noia, buia, sazio, aiu, proirsiww non 1‘ consonante, non è lettera flop ' è una i "DCfllt‘ pura e semplicc, che si stringe colla seguente; e nessun orecchio, per quanto dc- Iicato, potrebbe sentirvi alcun clic «li più o di diverso. Yana adunque anche qui. a parcr nostro, la scrittura usata da molti mjn, slaju, aju,

ì In tale stato di cose abbiamo creduto di servi Ila ragione e alla semplicità, esclu- ilcndn questa figura, siccome non avente alcuno spcc le nc sonsihilc Valore, dal principio e dal mczzo dcllc parole. .\la poiché, comunque sia avvenuto, si è introdotta nth nostra scrittura, abbiamo stimato pregio della medesima ritcncrla solamente come sogno (lclla contrazione dei due ii ncl plurale di quei nomi n adiuttivi, chc terminano il singolare in i0. Queste due ii sono nrll' uso prot'erite t'ugacemnntc e Conic in un solo suono, ma non sì che non si senta in bocca dci mcglio parlanti una i prolungata un poco, e quasi «lircmmu strascico . La conservazione pcrtnnto di questa forma di lettura, come cosa di mozzo tra le due n e la i semplice, ò un guadagno nella perfezione della scrittura, in quanto che più la ravvicina, anche pcr questo lato, alla v'era pronunzia; ed è ad ogni modo una difesa contro l'ambiguità, a cui talvolta la i scmplico potrchhe dar luogo. Quanth la. i che pro» code l'0 finale del singolare è occultata, si mantiene al plurale distinta dalla i propria del nulucm, ("omo distinto ambedue le rileva la pronunzia. Le terminazioni singolari in L'io e gin, dora la i non sia clemente formale della parqu (nel qual caso scmprc la {ara sentire chi pronunzia aggraziatamcntc), um. scrva solo ed ummnllim il suono duro del v o y avanti la 0; ocssando al plurale questo bisogno, si cambieranno in r e g con la i semplice: cacio, bacio, omagyin, ec., rati. baci, omaggi. .‘la per tutto qucl che abbiam (letto intorno all' uso di questo segno, non intnluliumo condannare






I \'ol. I, n. 9, maggio ma).