Pagina:Volpini - 516 proverbi sul cavallo.djvu/75

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Cavallo e cavaliere. 49

ticar di soverchio e senza riguardi; non sono che i principianti mal destri e poco coraggiosi che trovano comodo spingere a celere andatura, il cavallo in salita; nelle discese non lo si deve abbandonare, ma è anche errore il troppo trattenerlo per modo da inceppargli i movimenti; se avviene che nel discendere trovi un ostacolo, il tener troppo tese le redini per sostenerlo, lo pone in condizione di cadere più facilmente. È dovere di un cavaliere il non dimenticare il cavallo quando è in scuderia, il procurare cioè che sia ben governato e ben nutrito; per tal modo sarà certo che potrà senza risparmio adoperarlo a suo piacimento in pianura1.

74. I più grandi nemici del cavallo sono il riposo e la pinguedine.

Come per l’uomo, così pel cavallo, e per qualsiasi altro animale, il riposo prolungato è

  1. In una via che fiancheggia quella grande e popolosa arteria di Londra, che è lo Strand, e precisamente vicino ad una stazione di cocchieri pubblici, vi è esposta in un quadro e stampata a caratteri molto notevoli la seguente leggenda:

    Supplica di un cavallo al suo guidatore.

    In salita — Non frustarmi.
    In discesa — Non spingermi.
    Sciolto nella stalla — Non obliarmi.
    Di fieno e biada — Non derubarmi.
    L’acqua pura — Non lesinarmi.
    Di spugne e spazzole — Non privarmi.
    Spossato o sudato — Non lasciarmi.
    Indisposto o freddo — Non abbandonarmi.
    Con morso o guide — Deh! non scuotermi.
    Quando sei in collera — Non percuotermi.