Pagina:Volta - Le stelle, 1930.djvu/27

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Quanto alla fonte dell’energia stellare, la teoria del Lane la ricercava nel calore di contrazione delle stelle.

Vediamo se essa potrebbe bastare: interroghiamo delle stelle: le cefeidi, che già conosciamo, e che ci offrono, con il loro periodo di pulsazione, un dato misurabile con alta precisione (e cioè con 6 cifre significative): il loro capostipite, δ Cephei, si osserva da quasi un secolo e mezzo e non si può ammettere per essa una variazione di periodo superiore ad un decimo di secondo all’anno, seppure una variazione esiste; orbene: occorrerebbe che il suo periodo di variazione diminuisse di ben 17 sec. all’anno perchè la contrazione di volume producesse, secondo la teoria del Lane, il calore necessario a sopperire all’irraggiamento di questa stella, 700 volte più intenso di quello del sole.

Da escludersi adunque la teoria del Lane, tanto più se si pensa che, ne! periodo esuberante e spensierato della loro giovinezza di stelle diffuse a forte splendore, esse fanno uno sperpero così enorme di energia, che i fondi loro forniti dalla contrazione li farebbero vivere tanto quanto 100 mila anni, meno del periodo trascorso dalla comparsa della razza umana; le stelle della nebulosa di Andromeda sarebbero già spente 8 mila secoli prima che la loro luce ci percuotesse.

E possiamo pure escludere, come anch’essa insufficiente, qualunque origine esterna dell’energia stellare, come ad es. il bombardamento di meteore, perchè, come l’Eddington osserva, per mantenere il gradiente di temperatura della stella, non all’uscita dev’essere fornito il calore, ma al cuore stesso della stella.

Se la contrazione e le cause esterne non possono costituire che contributi secondari all’energia stellare, la fonte principale di essa non può essere che l’energia stessa di costituzione dell’atomo, non può essere che energia subatomica. Ed allora si affacciano tre ipotesi: quella della radio-attività del Jeans, quella della transmutazione degli elementi dai più semplici ai più complessi e finalmente quella della pura e semplice annichilazione della materia, attraverso la mutua neutralizzazione delle cariche elettriche positive dei protoni con quelle negative degli elettroni, della trasformazione insomma della materia in energia.

Le prime due, sebbene si tratti sempre di trasmutazione di elementi, sembrerebbero incompatibili, in quanto cercherebbero la ignota fonte di energia in due processi inversi: nella radio-attività infatti si tratta di atomi più complessi che danno nascimento ad