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CAPITOLO VI.


L’uomo probo, come il malvagio, deve morire; ma sicuri nei dettami della nostra fede, noi diciamo di lui: — «Non importa, aprirà gli occhi in Cielo.» — Affine a questo risveglio è in questa vita il destarsi da un sonno salutare alla piena coscienza!

Quando Giuda si svegliò, il sole era già alto sulle montagne; i piccioni volavano a stormi per l’aria, con le ali bianche, aperte e tese; e, verso oriente, egli vide il Tempio, monumento d’oro in risalto coll’azzurro del cielo. Ma questi essendo oggetti famigliari ai suoi occhi, non ricevettero da lui che un rapido sguardo.

Sulla sponda del divano una fanciulla appena quindicenne sedeva, accompagnando il canto al suono di un nebel, appoggiato sopra le ginocchia, e che essa toccava con grazia. A lei si volse, ascoltando, e questo è quanto udì:


Non ti svegliare, ascoltami,
E sopra i flutti azzurri
Manda il tuo spirto a me;
Con placidi sussurri
Viene il corteo dei sogni
A ragionar con te.

Tu scegli il più bel sogno
Di quanti il paradiso
Dischiude oggi per te;
Scegli, e mi dica, cara.
Mi dica il tuo sorriso
Che in sogno pensi a me.



Essa depose l’istrumento, e, piegando le sue mani sopra le ginocchia, aspettò ch’egli parlasse. Noi approfitteremo di questo momento per aggiungere alcuni particolari intorno alla famiglia, nella vita domestica della quale siamo penetrati.

I favori di Erode avevano accumulato, nelle mani di alcuni, vastissimi beni. Quando a queste sostanze si aggiungeva una nobiltà di lignaggio, la discendenza per esempio da qualche famoso capo tribù, il felice individuo, nelle cui mani le ricchezze si concentravano, era reputato Principe di Gerusalemme, distinzione che gli meritava l’omaggio dei