Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/179

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

173

tellargli le tempie ed arrossirgli le gote. Si inchinò, parte per rispetto, parte per guadagnar tempo. Così facendo vide un gesto di sorpresa dell’individuo seduto, e un tremito che al suo apparire ne scosse la persona. Quando Ben Hur rialzò il capo, questi segni di emozione erano spariti, e l’unico cambiamento del quadro dinanzi a sè era avvenuto nell’atteggiamento della giovinetta, che ora teneva la mano appoggiata leggermente alla spalla del vecchio.

Entrambi lo guardavano attentamente.

— «Se siete Simonide, ed Ebreo» — Ben Hur esitò — «che la pace del Dio di nostro padre Abramo sia con voi e coi vostri.» — Quest’ultima parte era rivolta alla giovine.

— «Io sono Simonide, Ebreo di nascita» — rispose l’altro con voce chiara e sonora. — «Vi contraccambio i saluti e nello stesso tempo vi prego di dirmi con chi ho l’onore di parlare.» —

Ben Hur guardò il suo interlocutore, e invece di una figura umana vide un corpo deforme, sprofondato nei cuscini, coperto d’un mantello di seta scura trapunta; ma su quelle povere carni si ergeva una testa di apparenza regale — la testa ideale d’un uomo di Stato o di un conquistatore — una testa larga alla base e dalla fronte nobile ed ampia, quale Michelangelo avrebbe modellato in una statua di Cesare. Bianchi capelli inanellati gli scendevano sulle tempie accentuando l’intensità dello sguardo di due occhi nerissimi e lucenti. Il volto era scolorito. Le gote gonfie erano poste in maggiore rilievo da profonde rughe. In una parola la testa ed il volto indicavano essere quegli un uomo più atto a muovere il mondo che a lasciarsene smuovere, un uomo capace di sopportare dodici volte le torture che lo avevano ridotto in quello stato, senza lasciarsi sfuggire un lamento e molto meno una confessione; un uomo che rinuncerebbe alla vita ma non mai a un suo proponimento; un uomo invulnerabile tranne nei suoi affetti. A lui Ben Hur stese la mano col palmo rivolto all’insù come offrente pace nel tempo stesso che pace chiedeva.

— «Io sono Giuda, figliuolo di Ithamar, l’ultimo capo della casa di Hur, principe di Gerusalemme.»

La destra del negoziante uscì dal mantello; era una mano lunga e sottile, dalle articolazioni deformate dai tormenti. Essa si schiuse con forza, ma fu quello l’unico segno di sorpresa e d’emozione dato dal vecchio. Con voce calma egli disse: