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sua ira implacabile. Io ho fatto indagini per scoprire la sorte della famiglia, ma a nulla servirono; non ne rimase traccia.» —

Ben Hur non potè reprimere un gemito di dolore.

— «Un’altra speranza svanita!» — articolò con voce strozzata. — «Sono abituato ai disinganni. Vi chiedo perdono del disturbo arrecatovi. Ormai non mi resta che vivere per la vendetta. Addio!» —

Nell’atto di alzare le cortine della porta, si volse indietro ancora una volta e disse con semplicità commovente:

— «Vi ringrazio entrambi.» —

— «La pace sia con voi» — rispose il negoziante.

Ester non potè parlare per i singhiozzi.

E così si separarono.


CAPITOLO IV.


Appena Ben Hur fu partito, Simonide parve destarsi da un lungo sonno; il suo volto si accese, gli occhi si animarono, e con voce tremante di gioia chiamò:

— «Ester, Ester! Presto!» —

Essa si avvicinò alla tavola e suonò un campanello. Uno dei tavolati del muro si aperse per dare accesso ad un uomo, il quale inchinatosi davanti a Simonide con rispetto orientale, aspettò i suoi ordini.

— «Malluch, — qui — più vicino!» — disse in tono di comando il negoziante. — «Ti devo dare una commissione, a cui non devi mancare quandanche il sole si spegnesse in cielo. Ascolta. Un giovane sta in questo istante scendendo nel magazzino. — Alto, di bell’aspetto, vestito alla foggia di Israele. Seguilo, come l’ombra del suo corpo, ed ogni sera fammi sapere dove egli si trova, che cosa fa, con chi pratica.

Cerca di avvicinarlo, di parlargli, se puoi, senza destar sospetto. Ascolta le sue parole, e ritienile insieme ad ogni altro particolare atto a rivelare l’indole sua, le sue abitudini, i suoi intenti. Hai capito? Spicciati! E, senti Malluch, s’egli lasciasse la città, seguilo e, nota bene Malluch, diventagli amico. S’egli ti interroga, digli quello che ti sembra opportuno al momento, ma ch’egli non sappia che tu sei al mio servizio; di questo non una parola.» — L’uomo s’inchinò nuovamente e sparì.

Allora Simonide si fregò le scarne mani e rise.