Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/255

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permettevano il dubbio. Vi aveva creduto ed aveva scampato i fuggiaschi dall’ira d’Erode. Oggi uno dei tre sedeva nuovamente, ospite riverito, al suo desco, e le sue labbra ripetevano la medesima narrazione. Ma nella mente di Ilderim quei fatti non avevano l’importanza con cui apparivano a Ben Hur. Egli era un Arabo, e l’interessamento suo non poteva che essere d’ordine generale; Ben Hur invece era Ebreo.

Fin dalla culla egli aveva inteso parlare del Messia; gli studi nel Collegio lo avevano reso famigliare con tutto ciò che riguardava l’Essere, che formava insieme la speranza, il timore e la gloria speciale del popolo eletto; i profeti lo avevano annunziato; e il suo avvento formava il tema di interminabili disquisizioni da parte dei Rabbi; nelle sinagoghe, nelle scuole, nel Tempio, nei giorni di festa e di digiuno, in pubblico ed in privato, i dottori lo predicavano, finchè tutti i figli d’Abramo, qualunque fosse la loro condizione, vivevano in aspettazione del Messia, e spesso con ferrea severità disciplinavano la loro vita in conformità a quell’evento.

Certamente v’erano molti dubbi ed incertezze e grandi controversie fra gli Ebrei medesimi circa il Messia, ma le controversie vertevano sopra un solo punto: quando sarebbe venuto?

Unanime poi era la persuasione fra il popolo eletto, che, qualunque fosse l’ora della sua venuta, egli sarebbe stato il Re degli Ebrei, il loro Re politico, il loro Cesare. Egli avrebbe guidate le loro armi alla conquista della terra, e pel bene loro e in nome di Dio, vi avrebbe dominato in eterno. Su questa credenza, i Farisei o Separatisti — questa parola aveva un senso più politico che religioso — fantasticavano negli anditi e intorno agli altari del Tempio, e vi avevano costruito sopra un edificio di speranze più colossali dei sogni del Macedone. Quelli non abbracciavano che la terra; il loro edificio copriva la terra e toccava coi suoi pinnacoli il cielo. Nella audace, sfrenata fantasia di quell’empio egoismo. Iddio onnipotente doveva essere un semplice strumento per l’espandersi vittorioso del nome Giudeo.

Ritornando a Ben Hur, dobbiamo osservare che due circostanze della sua vita lo avevano tenuto relativamente immune dagli effetti di questa audace religione predicata dai suoi compaesani Separatisti.

In primo luogo suo padre apparteneva alla setta dei Sad-