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SIMONIDE ALLO SCEICCO ILDERIM.


          «O mio amico!

Devo metterti in guardia — Sta all’erta!

Quando un alto personaggio Romano, investito di regale autorità si avvicina, tutti coloro che non sono Romani e posseggono beni e denaro, è bene abbiano cura delle cose loro. Oggi arriva il Console Massenzio.

All’erta!

Un’altra parola di avvertimento. Se una congiura è ordita contro di te, deve avvenire di concerto con gli Erodi, poichè tu possiedi grandi beni nei loro dominii.

Manda stamane alcuni tuoi messi fidali sulle strade a sud della città, i quali fermino e frughino tutti i corrieri che incontrano per o da Antiochia, e, se trovano qualche dispaccio che si riferisca a te, te lo portino.

Avresti dovuto ricevere la presente ieri sera, ma ancora, non è troppo tardi se ti affretti.

Se i corrieri hanno lasciato Antiochia stamattina, i tuoi Arabi conoscono le scorciatoie e li potranno raggiungere.

Non esitare.

Abbrucia questa mia appena Ietta.

O mio amico, il tuo amico,

Simonide».


Ilderim rilesse le lettere una seconda volta, le piegò, e le celò sotto la sua cintura. Le esercitazioni sul campo terminarono di lì a poco, essendo durate in tutto quasi due ore. Ben Hur, rallentando il passo dei cavalli, li diresse verso Ilderim.

— «Con tua buona grazia, o sceicco,» — egli disse — «ricondurrò i tuoi Arabi nella tenda, e questa sera ripeteremo gli esercizi.» —

Ilderim lo accompagnò al passo. — «Fanne ciò che vorrai, figliuol mio. Tu hai ottenuto da loro in due ore ciò che il Romano — gli sciacalli divorino le sue ossa! — non potè trarne in altrettante settimane. Vinceremo, per lo splendore di Dio, vinceremo!» —

Giunti alla tenda, Ben Hur sorvegliò i cavalli mentre venivano strigliati e puliti; poi dopo un bagno nel lago e un sorso di arrak bevuto con lo sceicco, egli indossò nuovamente le sue vesti Ebraiche e passeggiò con Malluch nell’orto.

Dopo alcuni particolari di poco rilievo. Ben Hur disse al compagno:

— «Io ti darò un ordine per procurarti le mie valigie