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nide, sulla strada che da Antiochia conduce a Gerusalemme. Era un Arabo, e non portava ordini scritti.


CAPITOLO III.


— «Iras, figlia di Balthasar, t’invia saluti e un messaggio» — disse un servitore a Ben Hur, che stava riposando nella sua tenda.

— «Dimmi il messaggio.» —

— «Ella chiede se tu vuoi accompagnarla in barca sul lago.» —

— «Le porterò io stesso la risposta. Grazie.» —

Gli furono recati i sandali, e, dopo qualche istante. Ben Hur uscì in cerca della bella Egiziana. L’ombra delle montagne andava strisciando sull’Orto delle Palme, precorrendo la notte. Da lontano, attraverso gli alberi, veniva il tintinnio di campane, il muggito degli animali, e le grida dei pastori che riconducevano a casa gli armenti. La vita all’Orto delle Palme era sotto ogni riguardo la vita semplice e pastorale degli Arabi nelle oasi del deserto.

Lo sceicco Ilderim, dopo avere assistito alle esercitazioni del pomeriggio, che furono una ripetizione di quelle del mattino, s’era recato in città a trovare Simonide, e, probabilmente, non sarebbe ritornato quella notte. Ben Hur, lasciato solo, aveva dato un’ultima occhiata ai cavalli, s’era lavato e vestito a nuovo, e, dopo aver cenato, stava riavendosi delle fatiche della giornata.

Non è saggiò nè onesto cercare di scemare importanza alla bellezza come qualità. Nessun’aninia elevata può sottrarsi al suo fascino. La storia di Pigmalione e della sua statua è poetica nella forma, ma ha la sua base nella natura umana. La bellezza è una potenza; e la sua forza trascinava Ben Hur.

L’Egiziana era per lui una donna meravigliosamente bella di forme. Egli la rivedeva come essa gli apparì la prima volta presso la fontana; e sentiva l’influenza della sua voce, dolce nelle sue espressioni di riconoscenza, subiva tutto l’incanto di quegli occhi grandi, neri, umidi, tagliati a mandorla, occhi eloquenti più della parola; vedeva la sua figura alta, snella, piena di grazia e di eleganza, avviluppata nelle ricche pieghe della sua veste, e