Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/32

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spiegherò: lasciatemi ora dirvi di me e del mio popolo. Io sono Balthasar, Egiziano.» —

Le ultime parole furon dette adagio ma con tale dignità che ambedue gli uditori s’inchinarono all’oratore.

— «Vi sono parecchie glorie che posso attribuire alla mia razza — continuò — ma io mi contenterò di una. La storia cominciò con noi. Noi fummo i primi a perpetrare gli eventi tenuti dagli annali. Così noi non abbiamo tradizioni, ed invece della poesia vi offriamo certezza. Sulle facciate dei palazzi e dei templi, sugli obelischi, sulle pareti delle tombe, noi scrivemmo i nomi dei nostri re e le loro gesta; e ai delicati papiri noi confidammo la sapienza dei nostri filosofi ed i segreti della nostra religione — tutti i segreti meno uno — del quale vi parlerò ora. Più antico dei Vedi, o Melchiorre; più antico delle canzoni d’Omero o delle metafisiche di Platone, o mio Gaspare, più vecchie dei libri Sacri o dei re dei Chinesi, o di quelli di Syddārtha, più vecchio della Genesi di Mosè l’Ebreo; più vecchio di tutti insomma gli annali umani sono le scritture di Menes, il nostro primo Re». —

Riposando un istante egli fissò i suoi grandi occhi dolcemente sul Greco dicendo: — «Nella giovinezza dell’Ellade quali, o Gaspare, furono i Maestri dei suoi maestri?» —

Il Greco s’inchinò sorridendo.

— «Da questi annali» — continuò Balthasar — noi sappiamo che quando i padri vennero dal lontano deserto, dalle fonti dei tre fiumi Sacri, — dal vecchio Iran del quale voi parlaste, o Melchiorre — recarono con sè la storia del mondo e del Diluvio quale fu tramandata dai figli di Noè agli Ariani, e insegnarono i concetti di Dio, del Creatore, dell’Anima, immortale come Dio. Quando il compito, che ora ci chiama, sarà felicemente terminato, se vorrete venire con me, vi mostrerò la biblioteca Sacra del nostro sacerdozio; fra tanti il Libro dei Morti nel quale è il rituale che deve essere osservato dall’anima dopo che la Morte l’ha inviata al Giudizio eterno.

Queste idee — Dio e l’anima Immortale — furon portate da Mizraim al di là del deserto, sino alle rive del Nilo, facili e semplici nella loro primitiva purezza, come è tutto ciò che proviene direttamente dalle mani di Dio. Tale era pure il primo rito — una canzone ed una preghiera, adatta per un’anima gioconda, piena di speranze ed innamorata del suo Creatore. A questo punto il Greco alzò le mani esclamando: